• Liberamente tratto dal romanzo di Tahar Ben Jelloun  

    Il razzismo spiegato a mia figlia, spettacolo di danza, musica e teatro da un’idea di Danilo Rapastella, Tiziana & Erica Ravagli.

    • Sceneggiatura di Tiziana Ravagli
    • Voci narranti Salvatore Santini e Guenda Camilla Piccardi
    • Diapositive T&P Herbarium @ TREVI di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli
    • Danzano le allieve della scuola
  • Dalla sceneggiatura del Saggio dell'anno accademico 1999-2000: Dimmi Babbo cos'è il razzismo. Liberamente tratta dal lavoro omonimo di Tahar Ben Jelloun. Dedicato A TUTTI I BAMBINI DEL MONDO! Uguali, diversi!

    Shoah, Diaspora: semi di vita, spermi di ideali, sparsi ai quattro venti per non esistere, forti ai quattro venti per non morire...

    Il razzismo, tra le cose del mondo, è la più frequente affezione dell’uomo, ahimè, banale quanto un raffreddore, diffuso come le allergie. È la diffidenza per chi non c’è eguale, per colore di pelle, idee, modo di pregare.

    È il disprezzo che consegue al diverso: la paura che ci afferra quando si avvicina un uomo sulla sedia a rotelle o che deambula con vecchie stampelle; quando ci tocca un bimbo sporco, magari gonfio di fame, o quello con il moccolo al naso e i riccioli neri che chiede “Carità!” agli angoli delle strade.

    L’essere umano ha un’antica tendenza: non ama chi gli è differente.

    È così, dappertutto.

    Se giriamo un mappamondo e fermiamo la palla, intercettiamo comunque una fetta di terra che sente il resto del globo, e in parte se stessa, come “diverso”.

    Facciamo una prova. Ruotiamo la sfera e, con gli occhi serrati, puntiamo l’indice sulla palla che gira. Ecco … si ferma …. Senza sapere, abbiamo fissato la nostra attenzione sull’Europa centrale. In questa zona del vecchio continente hanno vissuto popoli importanti; sono nate grandi culture. Ascoltiamo questa storia.

    Questa è una favola antica, di ebrei ashkenaziti che vivevano un tempo nell’Europa centrale fino a quella orientale. Circa 800 e più anni or sono, giudei menestrelli giravano in lungo e in largo per quelle terre lontane, raccontando belle storie dei poemi più antichi. Erano gli ebrei di lingua yiddish. Un giorno, in una piccola città della remota Turingia, arrivò un gruppo di quei menestrelli. Tra loro vi era anche una bimba di nome Rachele, una piccola ebrea dal naso aquilino e il sorriso bello degl’innocenti. Rachele aveva il dono, ovunque arrivasse, di portare la gioia di vivere insieme, eguali seppure diversi!.

    Così, ogni volta che la bimba arrivava in un luogo e cantava il suo nome, tutti i fanciulli di quella contrada lasciavano i miseri abituri o i più ricchi palazzi e attratti dalla forza invisibile che usciva dalle labbra della giovane ebrea, si riunivano nelle strade, accorrevano nelle piazze e ... giocavano insieme: i ricchi con i poveri, gli ebrei con i cristiani. “Mai namen is Rachl”, cantava quella bambina e il mondo per incanto, per un dono d’amore, cambiava colore.

    Da quando c’è l’uomo c’è anche il razzismo, seppure con forme diverse, nelle diverse epoche. Da sempre l’uomo coltiva in se l’ossessione della propria sicurezza. Per questo odia il diverso, lo scaccia, lo confina in un ghetto. Ghetto ... termine oggi nauseante, ma ieri semplicemente una vecchia fonderia. “Gheto”, in veneziano, “getto” in italiano, una grande fabbrica in rovina situata in un’isoletta di fronte a Venezia.

    Ecco la storia.

    Nell’anno 1215 di nostro Signore, la Chiesa di Roma decise che giudei e cristiani non potevano più vivere insieme e nel giro di tre secoli appena, in tutte le più grandi e importanti città d’Europa, gli ebrei furono costretti a dimorare in vecchi quartieri. Tutt’intorno furono erette mura possenti che avevano solo piccoli accessi, le cui porte, di notte, venivano sempre sprangate, perché nessun ebreo potesse girare, nel buio, tra le case dei cristiani. Così fu anche per gli ebrei di Venezia, separati dagli altri veneziani e riuniti in quell’isoletta così poco lontana, ma per sempre entità distinta dalla città lagunare. Nacque in questo modo il ghetto, una sorta di prigione, la certezza di un’avvenuta discriminazione. Tra i giudei del mondo costretti un giorno alla deportazione, vi fu anche un vecchio barbuto di nome Joshua, l’Ebreo. Joshua era sempre vissuto tra i tetti cadenti di un antico palazzo affacciato su Piazza Minore. Ogni sera, quando il tramonto tingeva di rosso le acque dei canali o la nebbia avvolgeva ogni ombra tra i muri odoranti di muffa, il vecchio Joshua si affacciava dal suo abbaino e volgendo lo sguardo verso la laguna, suonava i suoi canti di vita mentre sui tetti, a primavera, i gatti si scatenavano in danze d’amore. Un giorno, anche Joshua l’Ebreo fu costretto nell’isola del “Gheto” e quando se ne andò, lasciò in quel vecchio abbaino la sua musica e il suo cuore. Per anni immemori nessun essere umano mise più piede in quella vecchia soffitta, eppure, ogni notte, quando il tramonto tingeva di rosso le acque dei canali o la nebbia avvolgeva ogni ombra tra i muri odoranti di muffa, da quel sottotetto cadente uscivano i canti di vita di Joshua l’Ebreo e intorno a quella finestra, mai più illuminata, in primavera i gatti di Venezia continuarono per sempre le loro danze d’amore.

    • Finisce qui il nostro viaggio. Ma ... prima di salutarci, e forse mai più rivederci, prendiamoci un istante per mano e uniamoci in un bel girotondo. Così disposti, guardiamo bene i nostri volti e imprimiamoli nei fogli della nostra memoria. Vedremo allora che ciascuno di noi è certo diverso e forse capiremo che questa diversità è la più grande occasione che sia mai stata offerta all’umanità.
    • Guardiamoci bene, guardiamoci a fondo, e dopo aver tratteggiato i nostri ritratti e quelli dei nostri amici del mondo, uniamoli tutti a formare un bel mappamondo. E quando l’avremo davanti, pensiamo quale dono potrebbe rendere più bella questa nostra fragile, mai troppo amata terra:

     

  • Sceneggiatura di Tiziana Ravagli con la collaborazione di Guenda Camilla Piccardi e Danilo Rapastella

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    Sceneggiatura di Tiziana Ravagli con la collaborazione di Guenda Camilla Piccardi e Danilo Rapastella

  • La filastrocca: Uguali, Diversi! Dedicata a tutti i Bambini del Mondo!!!

    “Guardandoci bene,
    guardandoci a fondo,
    abbiam costruito un bel mappamondo,
    ognuno diverso per un mondo più bello
    tanti bambini e un ritornello
    saremo grandi su questa terra senza odio, razzismo, ne fame, ne guerra.
    Allora il dono è il giro del mondo,
    basta guardarsi, è un girotondo
    ognuno diverso per un mondo più bello
    tanti bambini e un ritornello
    saremo grandi su questa terra senza odio, razzismo, ne fame, ne guerra!”

    di Tiziana Ravagli, Guenda Camilla Piccardi, Danilo Rapastella

  • Shoah, Diaspora: semi di vita, spermi di ideali, sparsi ai quattro venti per non esistere, forti ai quattro venti per non morire... PACE!!!